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Campionato mondiale di calcio 1990 il Mar 24 Ago 2010 - 13:54
Il campionato mondiale di calcio 1990 o Coppa del Mondo FIFA del 1990 (noto anche come Italia '90) è stata la quattordicesima edizione del campionato mondiale di calcio per squadre nazionali maggiori maschili organizzato dalla FIFA ogni quattro anni.
Si svolse in Italia dall'8 giugno all'8 luglio 1990.

A 56 anni di distanza dal Mondiale organizzato in Italia nel '34 e vinto dagli azzurri di Vittorio Pozzo, la massima rassegna calcistica planetaria tornò nel Bel Paese, a cui nel 1984 la FIFA assegnò l'organizzazione dei Mondiali del 1990. Nel febbraio 1986, la macchina organizzatrice si mise in moto e partì ufficialmente in novembre dello stesso anno, guidata dal 39enne Luca Cordero Di Montezemolo, già manager alla Ferrari, che si pose come obiettivo quello di "realizzare un sogno". Dalla cittadella televisiva IBC ai Centri e alle Sale Stampa di tutte le 12 città, alle tribune stampa degli stadi, alla carrozza stampa e conferenze delle ferrovie, ovunque furono messe a disposizione tecnologie informatiche e della comunicazione all’avanguardia. La tecnologia al servizio di un grande evento: 52 partite in 31 giorni in ben 12 città, con oltre 40.000 accreditati e 28 miliardi di contatti televisivi.
Ci fu però da far fronte alla costruzione di nuovi stadi, visto che quelli allora esistenti risultarono essere inadeguati, se non addirittura fatiscenti. Furono ampliati e riammodernati (con interventi non sempre necessari) il Meazza e gli stadi già esistenti, mentre si iniziò la costruzione di nuovi impianti a Bari (San Nicola) e Torino (il Delle Alpi). I costi furono astronomici, il Mondiale ebbe i suoi strascichi in tribunale, con infrastrutture pubbliche dimezzate, intrecci con la politica del tempo, certamente non immune da scandali (pochi anni dopo scoppiò Tangentopoli) e per le numerose vittime nei cantieri.

Nelle qualificazioni, se Germania Ovest e Brasile rischiarono grosso, cadde clamorosamente la Francia, reduce da due semifinali consecutive, dalla vittoria nell'Olimpiade e nell'Europeo 1984, superata da Scozia e Jugoslavia, con Henry Michel e Michel Platini che non riuscirono a dare la qualificazione ai transalpini. Fuori anche la Polonia, che, con la fine dell'era-Boniek, si ritrovò eliminata da inglesi e svedesi. La favorita numero uno venne indicata proprio nell'Italia, forte della bella impressione destata agli Europei del 1988 e, soprattutto, padrona di casa, mentre in seconda fila si ritrovarono l'Argentina di Diego Armando Maradona, fresco campione d'Italia con il Napoli, la Germania del "Kaiser" Franz Beckenbauer e del trio interista Matthäus - Klinsmann - Brehme e l'Olanda del corrispondente trittico rossonero van Basten - Gullit - Rijkaard, che tornava ai Mondiali a dodici anni dalla finale persa in Argentina e forte del titolo europeo conquistato due anni prima.
Canzone ufficiale dell'evento fu "To be number one", testo e musica di Giorgio Moroder, cantata anche in versione italiana da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, col titolo "Un'estate italiana" (testo italiano di Edoardo Bennato).
Mascotte ufficiale della manifestazione fu "Ciao": la stilizzazione di un calciatore, composto da elementi cubici di colore verde, bianco e rosso, che abbozzava un palleggio e che, scomposto e ricomposto, formava la parola "Italia". Il nome della mascotte venne deciso, in una sorta di referendum settimanale, direttamente dagli scommettitori del Totocalcio.
Durante la cerimonia di apertura, modelli da tutti i continenti presenti al Mondiale sfilarono con i capi disegnati da alcuni grandi stilisti italiani: l'America con Valentino, l'Africa con Missoni, l'Asia con Mila Schön, l'Europa con Gianfranco Ferré.
FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_calcio_1990
Si svolse in Italia dall'8 giugno all'8 luglio 1990.

A 56 anni di distanza dal Mondiale organizzato in Italia nel '34 e vinto dagli azzurri di Vittorio Pozzo, la massima rassegna calcistica planetaria tornò nel Bel Paese, a cui nel 1984 la FIFA assegnò l'organizzazione dei Mondiali del 1990. Nel febbraio 1986, la macchina organizzatrice si mise in moto e partì ufficialmente in novembre dello stesso anno, guidata dal 39enne Luca Cordero Di Montezemolo, già manager alla Ferrari, che si pose come obiettivo quello di "realizzare un sogno". Dalla cittadella televisiva IBC ai Centri e alle Sale Stampa di tutte le 12 città, alle tribune stampa degli stadi, alla carrozza stampa e conferenze delle ferrovie, ovunque furono messe a disposizione tecnologie informatiche e della comunicazione all’avanguardia. La tecnologia al servizio di un grande evento: 52 partite in 31 giorni in ben 12 città, con oltre 40.000 accreditati e 28 miliardi di contatti televisivi.
Ci fu però da far fronte alla costruzione di nuovi stadi, visto che quelli allora esistenti risultarono essere inadeguati, se non addirittura fatiscenti. Furono ampliati e riammodernati (con interventi non sempre necessari) il Meazza e gli stadi già esistenti, mentre si iniziò la costruzione di nuovi impianti a Bari (San Nicola) e Torino (il Delle Alpi). I costi furono astronomici, il Mondiale ebbe i suoi strascichi in tribunale, con infrastrutture pubbliche dimezzate, intrecci con la politica del tempo, certamente non immune da scandali (pochi anni dopo scoppiò Tangentopoli) e per le numerose vittime nei cantieri.

Nelle qualificazioni, se Germania Ovest e Brasile rischiarono grosso, cadde clamorosamente la Francia, reduce da due semifinali consecutive, dalla vittoria nell'Olimpiade e nell'Europeo 1984, superata da Scozia e Jugoslavia, con Henry Michel e Michel Platini che non riuscirono a dare la qualificazione ai transalpini. Fuori anche la Polonia, che, con la fine dell'era-Boniek, si ritrovò eliminata da inglesi e svedesi. La favorita numero uno venne indicata proprio nell'Italia, forte della bella impressione destata agli Europei del 1988 e, soprattutto, padrona di casa, mentre in seconda fila si ritrovarono l'Argentina di Diego Armando Maradona, fresco campione d'Italia con il Napoli, la Germania del "Kaiser" Franz Beckenbauer e del trio interista Matthäus - Klinsmann - Brehme e l'Olanda del corrispondente trittico rossonero van Basten - Gullit - Rijkaard, che tornava ai Mondiali a dodici anni dalla finale persa in Argentina e forte del titolo europeo conquistato due anni prima.
Canzone ufficiale dell'evento fu "To be number one", testo e musica di Giorgio Moroder, cantata anche in versione italiana da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, col titolo "Un'estate italiana" (testo italiano di Edoardo Bennato).
Mascotte ufficiale della manifestazione fu "Ciao": la stilizzazione di un calciatore, composto da elementi cubici di colore verde, bianco e rosso, che abbozzava un palleggio e che, scomposto e ricomposto, formava la parola "Italia". Il nome della mascotte venne deciso, in una sorta di referendum settimanale, direttamente dagli scommettitori del Totocalcio.
Durante la cerimonia di apertura, modelli da tutti i continenti presenti al Mondiale sfilarono con i capi disegnati da alcuni grandi stilisti italiani: l'America con Valentino, l'Africa con Missoni, l'Asia con Mila Schön, l'Europa con Gianfranco Ferré.
FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_calcio_1990

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